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03/04/2017

L'assegno di ricollocazione

L’assegno di ricollocazione non è un sussidio alla disoccupazione, perché non viene corrisposto al lavoratore, ma è una sorta di “buono” che il disoccupato potrà “spendere” gratuitamente per accedere a un percorso personalizzato di ricerca intensiva del lavoro o presso le circa 900 strutture presenti su tutto il territorio nazionale, o pubbliche (“centri per l’impiego”, ex uffici di collocamento, ancora oggi gestiti sul territorio dalle Regioni) o private accreditate (si tratta di agenzie di lavoro interinale “generaliste” o di altri privati e della Fondazione nazionale dei consulenti del lavoro).

L’assegno viene erogato direttamente agli operatori solo nel caso in cui la loro attività conduca ad un successo, cioè, in altri termini, a trovare un’occupazione per il disoccupato. Certamente non si tratterà sempre di un posto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato, ma potrà trattarsi anche di un contratto a termine (o anche di apprendistato) di almeno 6 mesi (ma basta una occupazione di soli 3 mesi nelle regioni del Sud), ovvero di un contratto a part time, con una prestazione pari almeno al 50% dell’orario normale.

L’ammontare del compenso che verrà percepito dai soggetti accreditati è graduato in funzione del profilo personale di occupabilità: maggiore è la difficoltà di reinserire il disoccupato nel mercato del lavoro e più alto sarà l’assegno. Si prevedono così da 1.000 a 5.000 euro per tutti gli operatori, privati o pubblici, in caso di risultato occupazionale con contratto a tempo indeterminato, mentre la cifra si dimezza in caso di contratto a termine.

In verità il sistema sconta il fatto che per molti lavoratori l’attività di “ricerca intensiva” del lavoro non avrà alcuno sbocco concreto, di modo che viene comunque riconosciuto all’operatore un importo (Fee4service: cioè “importo per il servizio prestato”) pari a euro 106,5 per disoccupato, a condizione però che l’operatore medesimo abbia raggiunto una soglia stabilita di successi occupazionali nel semestre solare precedente il pagamento. In questo modo, se i successi non raggiungono la soglia (c’è da sperare fissata in misura abbastanza elevata), all’operatore non verrà riconosciuto alcun compenso, se non quello relativo agli interventi andati a buon fine, ovvero quelli nei quali il disoccupato abbia effettivamente trovato un lavoro (v. a riguardo l’avviso ANPAL pubblicato il 27/02/2017).

Peraltro, anche in questo caso, al fine di evitare facili frodi, nel caso in cui dopo l’assunzione del disoccupato, questi si dimetta o venga licenziato per giusta causa, l’assegno non viene conteggiato né ai fini della remunerazione per successo occupazionale, né per il raggiungimento della soglia utile ai fini della remunerazione relativa all’attività preparatoria comunque svolta (Fee4service).

La misura, che ha una durata di 6 mesi, è prorogabile per altri 6 nel caso non sia stato consumato l’intero ammontare del buono attribuito al singolo, ed anche nel caso in cui nel frattempo sia venuto meno per il disoccupato il diritto alla percezione dell’indennità di NASpI o sia subentrata a questa il c.d. assegno di disoccupazione (ASDI).

Pare logico ritenere, peraltro, che il disoccupato possa rivolgersi solo ad un operatore, posto che altrimenti quest’ultimo non avrebbe garanzia di percepire alcunché, visti i costi amministrativi di cui sopra comunque conseguenti alla ricerca: a riguardo però manca una precisa indicazione in un senso o in un altro, nelle direttive operative sino ad ora fornite dall’ANPAL.

Perdono ovviamente il diritto alla misura di politica attiva quanti trovano lavoro (al contrario, l’assegno resta solo sospeso nel caso in cui il disoccupato trovi, anche autonomamente, un lavoro di durata inferiore a sei mesi – e può riprendere dopo che venga meno lo stato di occupazione). Mentre il tirocinio è incompatibile con l’assegno, compatibile è, in linea generale, l’inserimento nel programma “Garanzia giovani” o la frequenza di corsi di formazione, poiché non si tratta di misure di effettiva occupazione, fermo restando che il destinatario dovrà comunque garantire la partecipazione alle attività previste nel programma di ricerca intensiva, concordate con l’operatore pubblico o privato.